Stavo dormendo della grossa. Come si fa a tredici anni in uno di quei giorni in cui gli impegni non ti impongono di alzarti ad un`ora stabilita. Mia madre era uscita a fare compere. L`avevo sentita baciarmi la fronte e rassettarmi le coperte prima di uscire silenziosa come una brezza sussurrata. Questo suo gesto ripetuto mi aveva rassicurato e mi ero riavvolto nelle coperte come se fossero le sue braccia. Doveva essere passato poco tempo quando dei passi in casa mi svegliarono. Mamma, pensai. Ma c`era qualcosa di strano in quel muoversi. Scesi dal letto in silenzio con il cuore in gola. Mi avvicinai in mutande a piedi nudi alla camera dei miei genitori, dove avevo sentito dirigersi quei passi. Con un tuffo al cuore vidi una donna con le mani affondate nel cassettone frugare al suo interno. Cosa fai? Le dissi con quanta voce mi usciva. Lei era due volte piu` grande di me. Era una zingara adulta, forse sulla trentina, forse piu`. Indossava una gonna lunga fino ai piedi, molto colorata e aveva un grande seno. Lo sguardo duro e minaccioso. Mi fisso` attraverso lo specchio sul cassettone. Chiuse lentamente il cassetto senza dire una parola. Vattene, le dissi. Lei si passò le mani sulla gonna quasi volesse pulirsele. Certo non dovevo avere un aspetto molto minaccioso, io, tredicenne, magro come un`acciuga. Sfilo` davanti a me senza dire una parola. La seguii lungo il corridoio. Passando davanti alla cucina lei noto` un piatto con dell`uva sopra. Mi dai un po` d`uva, chiese. Gliela porsi e ripetei, adesso vattene. Usci` dalla porta ringraziandomi per l`uva. Sospirai di sollievo quando scomparve in fondo alle scale, ma sorrisi convinto di aver fatto la cosa giusta. Non la rividi mai piu`.

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